Bolle di luce nella notte

 © Jackie Morris Artist
© Jackie Morris Artist

Stasera iniziamo i turni notturni in libreria, dobbiamo “natalizzare” il negozio, perché Natale arriva ogni anno un po’ più in anticipo rispetto all’anno prima (e per fortuna non abbiamo dovuto fare tutto prima del 24 Ottobre, come da piano originale).

So già che ci sarà un momento, verso la fine del turno, verso le 6 del mattino, in cui arriverò al piano terra, dal piano interrato, e vedrò l’alba e sarà un momento in cui oltre a non capire cosa sta succendendo al mondo – perché ricordate che a quel punto sarò estremamente stanca – mi troverò a fissare con occhi incantati, la piazza di fronte a me, la colonna di Nelson, la National Gallery.

Una bolla di luce nel cuore della città che dorme. E’ una sensazione particolare, difficile da spiegare, lavorare di notte, mentre tutti dormono.

Saluterò il mio capo all’inizio del turno, la fine della sua giornata, e lo vedrò il giorno dopo, lui appena sveglio, io ormai ridotta a uno straccio. Le vetrine natalizie saranno state create non dagli elfi della libreria, ma da me e dalla capa e mentre una giornata piovosa e grigia inizierà io prenderò la metro e atterrerò a letto, con oscuranti chiuse e mascherina.

Pensare troppo fa male alla testa

Quindi il mio ultimo post risale a un mese fa. Non so quasi più scrivere e mi sento come quei youtuber che dicono che è difficilissimo ricominciare a filmare vlog dopo non averlo fatto per troppo tempo.
Ho iniziato questo post decisamente troppe volte. Fuori ha smesso di piovere, la coinquilina è tornata a casa da lavoro ed è arrivato il momento di finirlo e pubblicarlo.

La scorsa settimana ho pensato troppo, troppi contro riguardo qualcosa che mi interessa e che quindi, avendo troppi contro, non dovrei perseguire. Poi l’altra notte, nelle poche ore di sonno tra un turno finito alle 9.15 p.m. e uno da iniziare ale 8 a.m. ho smesso di pensare, con le riflessioni pre dormita che forse sono le più giuste, e ho deciso che, al diavolo, la vita è troppo breve per preoccuparsi di cose stupide, meglio vivere e come va va.

Quante volte noi donne ci preoccupiamo per cose che sono solo nella nostra testa? Non parlo solo di pantaloni che forse mi ingrassano o di rossetti che mi slavano (avessi di questi problemi forse saprei meglio come vivere alcuni episodi della mia vita) ma anche di competizione femminile o di “lei ha detto questo di me” o “magari poi lui pensa che”. Quanti quintali di pensieri ci risparmieremmo se prendessimo la vita come viene senza preoccuparci di chimere che forse non esistono?

Avevo preso questa decisione mesi fa e ora lo ricordo a me stessa, andrò avanti percorrendo la strada che credo giusta, anche se alcune persone diranno che sbaglio, anche se alcune persone avranno più di una cosa da obiettare. Basta preoccupazioni, vivrò e vedremo dove questo vivere mi porterà.

Autunno

E’ di nuovo autunno, e anche se durante la giornata il sole fa capolino e splende alto nel cielo, facendoci pensare che sia ancora estate, la sera servono quei calzini o serve chiudere la finestra. La sensazione più bella però è al mattino, quando aprendo la tenda un leggero brivido ci da il buongiorno.

E’ il terzo autunno in Inghilterra. Stamattina Facebook mi ha ricordato di quando vivevo all’estremo ovest, una foto scattata mentre tornavo a casa dall’allora lavoro nella piccola libreria di Notting Hill. Mi piaceva molto quel percorso, ero molto felice di quel lavoro, in quel periodo. In quell’appartamento avevo sentito, per la prima volta, Londra come casa. Due autunni dopo, mentre bevo il caffè prima di cominciare a impacchettare altre cose per il trasloco alla sesta residenza londinese, mi rendo conto che è di nuovo autunno, le foglie inizieranno presto a sgranocchiare sotto gli stivali, immagino gonne, calzettoni, giacche. Voglio che questo autunno sia memorabilmente splendido, fatto di torte appena sfornate, candele alla cannella, sciarpe, camminate nei parchi.
Non vedo l’ora!

Agosto londinese

Finalmente anche a Londra è arrivata l’estate. Sì, sono seria, alla fine di Agosto, quando in tutti i negozi si trovano solo le collezioni autunno-inverno, quando in libreria abbiamo fatto due nottate per prepararci all’arrivo dello stock natalizio – compresi calendari e diari 2017, perché sì, i londinesi hanno fretta, non so a quale fine – insomma, quando ormai ce ne si era completamente dimenticati.

Non si sa per quanto ancora durerà, ne tanto meno se ci si può fidare delle previsioni meteo – oggi avrebbe dovuto piovere, invece non vi dico la gioia di quei pantaloni neri e quella magliettina a maniche lunghe  – ma intanto ce la godiamo, e a me sembra di stare in un film di Woody Allen.

Non so perché o per come, ma sta di fatto che a me il grondare sudore in tube, dove no, non esiste l’aria condizionata nè tanto meno i ventilatori come nella metropolitana milanese, le passeggiate sul lungo Tamigi e gli uomini in pantaloni corti sanno di musica Jazz, New York e Woody (l’eccitazione per il suo annuale film mi esce da tutti i pori, ma quella è tutta un’altra storia). E di conseguenza mi sento molto ispirata. Mi sento molto una dei suoi protagonisti sfigati sdraiati sul divano a registrare possibili inizi di libri che non scriveranno mai. Io invece non mi fermo a scrivere, un po’ mi fermo a leggere, ma di scrivere per ora non se ne parla, anche se avevo una storia in mente che però per ora non credo vedrà la luce.

C’è qualcosa in quest’aria estiva, o forse nella preparazione dell’ennesimo trasloco – ne parleremo prossimamente, quando tutti i dettagli saranno organizzati – che mi fa venire voglia di fare, uscire, esplorare. Forse proprio questa è la sensazione che a volte manca in una città come questa, la voglia di stare fuori all’aria aperta, di godere dei parchi meravigliosi che a volte si nascondono dietro a un angolo, di camminare un paio di passi in più e andare a vedere lo scorrere del fiume, o più semplicemente la voglia di stare sdraiati a fare niente, aspettando che l’onda di calore vada via, invece di dover correre a comprare, ad agosto, il calendario per l’anno prossimo, ancora decisamente troppo lontano a venire.

San Francisco chiama Londra

L’anno scorso, in questo periodo ero a San Francisco. L’idea degli Stati Uniti d’America non mi ha mai entusiasmata particolarmente, anche se alcune città di incuriosiscono, per cui, quando mi sono ritrovata con uno dei più cari amici dall’altra parte del globo ho colto l’occasione e sono andata a trovarlo.

sf
Credo di aver già scritto qualcosa riguardo il viaggio, probabilmente in post dell’anno scorso, probabilmente direttamente da lì, probabilmente quando dedicavo più tempo al blog, ma ultimamente mi sono ritrovata a pensare spesso a quel viaggio.
Mi capita di ritrovare, o meglio cercare, profumi e atmosfere di quei giorni, desiderare il senso di avventura di quei giorni e rivedere posti che esploravo in quei giorni. In alcuni momenti vorrei ritornare là.

Mi spiego meglio. Adoro Londra e amo la vita che sto vivendo. Proprio ieri sera tornavo da una cena per la pubblicazione di un romanzo di cui avevo ricevuto un’anteprima prima delle vacanze, e mi sono sentita estremamente felice e orgogliosa della mia vita. Mi trovo benissimo con la maggior parte delle persone con cui riempio le mie giornate e non credo che cambierei le scelte che ho preso anni fa o che continuo a prendere.  Eppure a volte, per un attimo, mi tornano in mente quelle immagini, quel sole, quel sapere che ti basta dire che stai andando a fare brunch e ritrovarti con altre persone a trascorrere una bella mattinata di relax.

Mi manca una città in cui non vivrei mai. Mi manca il mio migliore amico che con un semplice click affitta una macchina e andiamo a fare trekking tra le sequoie. In un certo qual modo mi mancano gli amici del mio migliore amico, il loro modo di fare fresco e solare, le chiacchierate super intellettuali senza dover chiedere scusa, gli occhiali da sole, il sentirsi bambini in un mondo di adulti con un orgoglio quasi fanciullesco.

Forse l’unica cosa che mi manca in questa città è il senso di appoggio che solo alcuni amici sanno dare. Le ali sotto i piedi con cui puoi andare ovunque vuoi, sapendo sempre di essere in buona compagnia ma anche una rete di protezione nel caso dovessi cadere.
Forse mi manca la possibilità di guidare o di andare in giro tanto quanto vorrei, perché alcune cose, in questa città, sono difficili da ottenere, o hanno un prezzo troppo elevato.
L’anno scorso il progetto era di trovare il modo e la compagnia per fare tutte le cose che vorrei poter fare, con la prospettiva del nuovo lavoro non è stato possibile concentrarmi su tutto, e con la velocità con cui sto scalando la gerarchia libraria potrà essere difficile anche quest’anno, però chissà, alla fin fine l’estate è fatta per sognare e fare progetti, quindi magari mi ritroverò a Settembre con una lunga lista di sogni da realizzare.